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  • 21-6-2011 - Sabrina Bruno - Eugenio Ruggero Professore associato - Professore a contratto, Public Companies and the Role of Shareholders. National models towards Global Integration
    Great Britain

    In the wake of the legality crisis that has affected a number of prominent companies in the last decade, studies have reinforced the growing conviction that the board of directors, as legally constituted in leading jurisdictions, is not able to balance the power of controlling shareholders and that of the company's executives. The perennial issue of the dynamic between corporate ownership and management has thus taken a far-reaching new turn that tends to favour larger and more effective participation and involvement of shareholders in corporate governance. Proceeding from the shareholder's perspective, this book examines the law of public companies in Italy, France, the United Kingdom, Germany, and the United States. Law professors from each of the five jurisdictions analyse the role of the shareholder as a member of the corporate organization and as an investor, with attention to the listing process, the size and relevance of the securities market, the ownership structure of public companies, the division of powers within the company, the role of the general meeting of shareholders, minority rights, remedies, public authorities, and takeovers. As might be expected, the debate is quite heated, covering such topics as the following: how institutional investors are changing the terms of the collective action problem; ever-increasing political and public demands for more disclosure and transparency; conflicts of interest among controlling shareholders; ! convergence of the traditional 'insider' and 'outsider' financial systems; internal agreements protecting the position of minority shareholders; and directors' remuneration. The authors describe a number of possible mechanisms designed both to balance directors' and managers' powers and promote efficiency - proposals that also represent a means to offer legitimacy for the modern company towards society as a whole. This is a book that will be warmly welcomed by everyone engaged in the important debate under way on corporate responsibility and governance. Available now at www.kluwerlaw.com Table of contents:List of Authors List of Figures List of Tables Foreword Klaus J Hopt Introduction Chapter 1 The United States Arthur R. Pinto Chapter 2 Italy Sabrina Bruno and Eugenio Ruggiero Chapter 3 France Alain Couret Chapter 4 Germany Stefan Grundmann and Florian Möslein Chapter 5 The United Kingdom Dan Prentice Chapter 6 From Shareholders' Rights to Directors' Duties: Liability and Accountability of Directors Gustavo Visentini and Federico Raffaele May 2011, 296 pp., hardbound ISBN: 9789041134233 © 2011 Kluwer Law International

     

  • 2-8-2011 - Francesco Denozza , Il progetto teorico dell'analisi economica del diritto antitrust e il suo fallimento
    in "20 anni di antitrust, L'evoluzione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato", Giappichelli, 2010, p. 137 ss.

    Il progetto teorico dell'analisi economica del diritto antitrust si sviluppa intorno alla possibilità di stabilire un parametro univoco e generalmente condiviso in base al quale valutare la correttezza di tutte le decisioni in materia di antitrust. Tale parametro viene costruito a partire dalla nozione di "benessere complessivo" o, più spesso, da quella di "benessere dei consumatori". La massimizzazione dell'una o dell'altra grandezza viene presentata come l'obiettivo unico e assorbente del diritto antitrust, in grado di fornire criteri di scelta oggettivi, privi di ogni connotazione politica, che sembrano non richiedere alcun tipo di giudizio di valore. L'articolo sostiene che questa impostazione, oltre ad esporsi alle ben note critiche relative alla illegittimità dell'operazione con cui viene aggregato il benessere di individui diversi, fallisce anche il suo obiettivo di liberare il diritto antitrust da valutazioni politiche e da giudizi di valore. Questo obiettivo può essere raggiunto, forse, in una prospettiva puramente statica in cui la massimizzazione del benessere coincide con l'ottimale allocazione delle risorse esistenti. La necessità di riconoscere, come oggi generalmente avviene, l'importanza dei profili dinamici della concorrenza distrugge in radice la possibilità di un giudizio neutrale di massimizzazione. Ogni investimento dinamico implica infatti un sacrificio sul piano statico e non esiste nessuna possibilità di una seria comparazione tra i costi e i benefici di ogni singola scelta. Le decisioni al riguardo vengono così a dipendere da una valutazione comparativa tra gli interessi dei soggetti avvantaggiati e svantaggiati dall'investimento in innovazione, e da un giudizio politico sull'auspicabilità di quest' ultima.

     

  • 2-8-2011 - Francesco Denozza , L'interesse sociale tra "coordinamento" e "cooperazione"
    in "L'interesse sociale tra valorizzazione del capitale e protezione degli stakeholders. In ricordo di Pier Giusto Jaeger", Giuffrè, 2010, p. 9 ss.

    Il tema dell'interesse sociale viene riesaminato tenendo anche conto delle prospettive aperte al riguardo dai contributi che negli ultimi decenni sono stati forniti dall'uso degli strumenti analitici elaborati dall'analisi economica del diritto, e in particolare delle nozioni di "nexus of contracts", di "agenzia" e di contratti incompleti e informazione non verificabile. Viene proposta una concettualizzazione basata sulla distinzione tra le nozioni di coordinamento (inteso come uno schema di collaborazione che si limita ad assicurare la produzione di un maggiore surplus grazie alla coordinazione degli sforzi di più soggetti ) e di cooperazione (intesa come uno schema che non si limita ad assicurare coordinazione al fine della produzione di un maggiore surplus ma fissa anche criteri per la sua distribuzione tra i partecipanti all'accordo). Questa contrapposizione è utilizzata per inquadrare i problemi giuridici che sorgono nelle tre tipologie principali di conflitto: quello tra socio e società, quello tra soci e quello tra soci e altri stakeholders.

     

  • 2-8-2011 - Francesco Denozza , Il rifiuto di licenza come abuso: bilanciamento "ad hoc" o bilanciamento categorico?
    in "Studi in memoria di Paola Frassi", Giuffrè, 2010

    La tensione che esiste tra gli obiettivi perseguiti dal diritto antitrust e dal diritto della proprietà industriale raggiunge il culmine nel caso del rifiuto di concedere licenza opposto da un'impresa in posizione dominante. In questi casi si produce un conflitto tra principi e valori nessuno dei quali è in grado di trionfare sull'altro. E' perciò necessario il ricorso ad un bilanciamento. L'articolo illustra le differenze tra un bilanciamento qualificabile come "ad hoc" e uno qualificabile come categorico e tra un bilanciamento di interessi e un bilanciamento di effetti. Viene poi esaminata la natura del bilanciamento proposto dalla Commissione e dal Tribunale nel caso Microsoft. La tesi sostenuta nel lavoro è che il bilanciamento appropriato al fine di accertare la natura abusiva del rifiuto di concedere licenze implica un bilanciamento non di effetti ( come sembra ritenere la Commissione), ma di interessi facenti capo a diversi gruppi di consumatori ( il che rende inappropriato il ricorso alle nozioni di consumer welfare e di pregiudizio ai consumatori utilizzate dalla Commissione e dalla giurisprudenza, sull'implicito presupposto di poter trattare l'insieme dei consumatori come se fosse un'unica persona). Si sostiene inoltre che un bilanciamento categorico, nel senso chiarito, è più appropriato di uno ad hoc ed un apposito schema di bilanciamento viene infine proposto.

     

  • 2-8-2011 - Francesco Denozza , Responsabilità dell'impresa e "contratto sociale": una critica
    in "Diritto, mercato, etica. Omaggio a Piergaetano Marchetti", Università Bocconi Editore, EGEA 2010, p. 269 ss.

    Le teorie "contrattualistiche" tentano di risolvere i problemi della responsabilità sociale dell'impresa partendo dal presupposto che in una ideale contrattazione tra tutti gli stakeholders, questi converrebbero di massimizzare i benefici della reciproca collaborazione vietando, tra l'altro, possibili comportamenti opportunistici dell'uno a danno dell'altro. Sul piano giuridico, questa premessa teorica potrebbe implicare l'esistenza, a carico degli amministratori di società per azioni, di doveri fiduciari nei confronti non solo dei soci, ma di tutti gli stakeholders (come avviene in sostanza nella c.d. teoria della "team production", probabilmente la più nota tra le teorie giuridiche suscettibili di essere ricondotte ad un paradigma contrattualista). L'articolo contesta la possibilità di usare i ragionamenti che sorreggono le filosofie politiche del contratto sociale nella soluzione dei problemi della responsabilità sociale dell'impresa, procede ad una critica della teoria della "team production" e, più in generale, delle tesi che affermano l'esistenza di doveri fiduciari degli amministratori nei confronti di stakeholders diversi dai soci. Vengono infine prospettate alcune indicazioni per una diversa impostazione del problema e per una critica della c.d. teoria dei contratti incompleti.

     

  • 21-6-2011 - Alessandro Mantelero Ricercatore , La responsabilità degli intermediari di rete nella giurisprudenza italiana alla luce del modello statunitense e di quello comunitario
    Contratto e Impresa Europa, 2010, pp. 529-547

    Partendo dalla considerazione della ratio comune delle norme statunitensi e comunitarie in materia di responsabilità degli intermediari di rete, il contributo mira a delinearne le differenze con particolare riferimento alla rilevanza attribuita alla "actual knowledge" ed al "financial benefit" nel configurare la responsabilità di tali operatori per gli illeciti compiuti dai fruitori dei servizi.

     

  • 21-6-2011 - Alessandro Mantelero Ricercatore , La responsabilità on-line: il controllo nella prospettiva dell'impresa
    Dir. informaz. informatica, 2010, pp. 405-421

    Nell'affrontare il tema della responsabilità degli internet service provider, il contributo si sofferma sui controlli in concreto esigibili. In tal contesto vengono esaminati i differenti profili di responsabilità inerenti sia il trattamento dei dati personali che l'eventuale natura illecita dei contenuti.

     

  • 21-6-2011 - Alessandro Mantelero Ricercatore , Processi di outsourcing informatico e cloud computing: la gestione dei dati personali ed aziendali
    Processi di outsourcing informatico e cloud computing: la gestione dei dati personali ed aziendali

    Il contributo concerne la disciplina del trattamento dei dati nei processi di outsourcing informatico realizzati attraverso il cloud computing. Gli aspetti considerati sono i seguenti: riparto dei compiti e delle responsabilità fra outsourcer e outsourcee, regolamentazione dei flussi transfrontalieri di dati, sicurezza delle informazioni.

     

  • 11-4-2011 - Antonio Rossi Professore Associato, Professore Associato - Gli interessi nel comitato dei creditori
    Fallimento n. 11/2010, p. 1121

    La diversa propensione al rischio dei creditori concorrenti nel fallimento impedisce di individuare un univoco criterio di gestione della liquidazione fallimentare, che corrisponda ad un interesse collettivo della massa dei creditori. E' quindi normalmente impossibile che il comitato dei creditori possa farsi portatore di interessi comuni a tutti i creditori concorrenti e corrisponde maggiormente alle ragioni della c.d. privatizzazione del fallimento consentire a quest'organo di perseguire gli interessi della serie di creditori rappresentata in maggioranza al suo interno, anche in relazione all'individuazione del conflitto d'interessi rilevante ex art. 40 c. 5° L. fall. L'efficienza dell'organo, d'altronde, dipende dalla sua composizione e, pertanto, dai criteri per la nomina dei suoi componenti posti dall'art. 40 c. 2° L. fall.

     

  • 8-1-2011 - Antonio Rossi Professore Associato , Il valore dell'organizzazione nell'impresa
    Riv. dir. comm. n. 7-8-9/2009

    Il valore del patrimonio sociale è esattamente pari al valore dell'impresa sociale? C'è spazio per una procedura liquidatoria (concorsuale o in bonis) per adottare scelte di conservazione dell'impresa pur nell'aspettativa di un risultato subottimale per i titolari di pretese residuali? Da questi interrogativi muove la ricerca di un valore dell'organizzazione dell'impresa ulteriore rispetto alla mera sommatoria di patrimonio netto e avviamento, valore che presuppone un'estensione dell'organizzazione d'impresa volta a ricomprendervi tutte le risorse di cui gode l'imprenditore anche su base contrattuale. Siffatto valore contribuisce sia a giustificare decisioni di esercizio provvisorio dell'impresa nelle procedure liquidatorie, specie in un contesto di apatia dei titolari di pretese residuali, sia a limitare allo stesso valore dell'organizzazione le aspettative di monetizzazione dell'avviamento dell'impresa all'esito della cessione dell'azienda in funzionamento, pur sempre nel corso di procedure liquidatorie.

     

  • 4-6-2011 - Vittorio Santoro Professore Ordinario , Gli Istituti di pagamento (Payment Institutions)
    in "Armonizzazione europea dei sistemi di pagamento e attuazione della direttiva 2007/64/CE2 a cura di Rispoli, Santoro, Sciarrone Alibrandi e Troiano, Giuffrè, 2009

    The rationale behind the directive 2007/64 EC is to establish a competitive framework for payment services (national and trans-border). Therefore, the Directive allowed financial intermediaries different from banks (the so called payment institutions) to access a relevant market where, until now, banks, post offices and credit cards operators have been performing as the leading providers. Indeed, it's a matter of fact that, in the last few years, non-banking operators made the most interesting advances in the transfers of funds (the products and the process). Take for example, the US Paypal which built a successful business on a widely used system of peer-to-peer online transactions. This result was based on a cheap and easy way to gain access to the funds and on a trustworthy transactions performance. Whether non-banking operators live up to our expectations or not, the point is to balance competitive and regulative issues, preserving both the levelling playing field among all payment services operators and the financial system's stability. While some economists and legal scholars proposed the self-regulation approach, some others - and I was among them - suggested setting out an harmonised legal framework; the latter approach could make competition rules more effective and, at the same time, let the last lender resort intervene in difficult situations. What sounds much more difficult is to single the supervision authority out: the directive 2007/64 made no choice on the matter. Regard for the Italian legal system, the Parliament proposed that the Bank of Italy was responsible for the authorisation and the prudential supervision of the payment institutions. There is no doubt that the choice complies with the European and Italian banking framework (see, for example, article 146, Italian Banking Law) but it could alter the recent antitrust legal system (see, L 2005 n. 262) according to which the Italian Antitrust Authority is entitled to pursue the anticompetitive behaviour, while the Bank of Italy can only propose waivers to the rules of the agreements, decisions of associations and concerted practices entered by banks. However, the "levelling playing field" depends on the position held by the payment institutions in relation to the other professional payment providers. First of all, the Directive allowed the payment institutions to provide both financial and commercial activities and it will increase the risks of failure of the single financial entity and of the whole financial market. Furthermore, the payment institutions are different both from the Italian banks and the non-banking entities which are competent to provide professionally payment services (see, articles 106, 107 of Italian Banking Law). Indeed, the payment institution is authorised to provide a larger number of activities than non-banking operator's do: only the former is authorised to provide a) transfers of funds (direct debts; credit cards and credit transfers); b) «services enabling cash withdrawals from a payment account as well as all the operations required for operating a payment account», in addition to perform c) payment transactions «where the funds are covered by a credit line for a payment service user» (Directive's Annex). Therefore, provided that the payment institutions seem to share the banking monetary function, adding a new paragraph to the article 10 (article 10 of the Italian Banking Law deals with the definition of "banking activity") might not be enough to clear their business up. In the future, it might be suggested re-defining the legal notion of credit institutions. On the opposite side, the European lawmaker laid down a set of prudential rules to preserve the financial stability and the consumer's safeguard. They deal with the granting and the withdrawal of the authorisation, the initial capital, the own funds, the supervision regime and, finally, the transparency rules. However, some of such rules are still less strict than the current Italian legislation for banking and non-banking operators (such as the initial capital rules), while some others, notwithstanding the best intentions, could have high efficiency costs because they end up either being highly complex (take, for example, the rules on own funds) or leaving some issues unsolved (like the safeguard of payment institutions' clients: can we generalize the funds separation system (see article 9)? And what will its effects be on the contractual relationship with payment institutions?).